Balcone

Le parole dei nostri giorni - Valeria Della Valle

La parola balcone indica una struttura sporgente, una struttura esterna rispetto a un edificio, munita di balaustra o di ringhiera e circondata talvolta da un parapetto. Questa è la definizione che troviamo in ogni vocabolario della lingua italiana. Ma consultando un dizionario etimologico possiamo scoprire che balcone deriva dalla parola longobarda balk, che in origine  significava ‘trave’. La parola col significato attuale è in uso nella lingua italiana almeno dal Trecento, e la locuzione stare al balcone ha preso da molto tempo oltre al significato concreto, anche quello di stare a vedere, come spettatore, senza partecipare.

Un caso interessante è quello di un neologismo coniato nientemeno che da papa Francesco, il quale in discorsi fatti nel 2017 ha usato più volte il verbo balconare, adattando all’italiano il verbo spagnolo balconear, e ha usato questa parola nuova per la nostra lingua col senso figurato di "stare al balcone, guardare dal balcone non curandosi delle sorti dei propri simili”.

Il papa ha esortato i fedeli (cito le sue parole) «a non balconare la vita aspettando il fallimento», guardando le cose da lontano, senza assumersi tanto autorevole possiamo verificare come le nuove parole a volte possano aggiungere alla nostra lingua un significato che mancava, anche se non sappiamo se entrerà mai nell’uso. Ma in questo frangente, durante l’epidemia, c’è stata la riscoperta del balcone come luogo di reazione, di partecipazione: assistiamo a concerti sul balcone, balli sul balcone, canti patriottici dal balcone, film proiettati dai balconi sulle facciate dei palazzi di fronte. Insomma una partecipazione attiva che va nella direzione contraria del “balconare” passivo e egoista denunciato dal papa. 


Valeria Della Valle, già professoressa associata di Linguistica italiana alla Sapienza Università di Roma, ha pubblicato saggi sugli antichi testi toscani, sulla storia della lessicografia, sulla terminologia dell’arte, sulla lingua della narrativa contemporanea, sui neologismi. Socia corrispondente dell’Accademia della Crusca e socia ordinaria dell’Accademia dell’Arcadia, è autrice, con Giuseppe Patota, di 14  libri  di divulgazione sulla  lingua italiana (ultimo della serie, La nostra lingua italiana, 2019). Nel 2008 ha diretto Il Vocabolario Treccani (5 volumi) e, con Giovanni Adamo, Neologismi. Parole nuove dai giornali, editi dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. Nel 2014 ha scritto il soggetto  di Me ne frego! Il fascismo e la lingua italiana, prodotto dall’Istituto Luce Cinecittà. Nel 2018 ha diretto con Giuseppe Patota Il nuovo Treccani  e con Giovanni Adamo Neologismi. Parole nuove dalla stampa (2008-2018). Per Rai Cultura ha partecipato al programma “Storie della letteratura. Speciale per Dante”, andato in onda nel 2015 per i 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri e ritrasmesso dal 23 al 25 marzo 2020 da Rai 5 in occasione del Dantedì.