Medea – ultima notte
29 Ago 2020 > 29 Ago 2020
Il 29 agosto alle ore 20.30 presso la Cava del Sole a Matera, si svolgerà la rappresentazione "Medea-ultima notte", con la media partnership di Rai Cultura e del Tgr Rai.
Il concept
Pensare alla cultura greca è elaborare un lutto. Il distacco, l’abbandono dell’uomo da se stesso. Questa è la tragedia. Un viaggio che si compie in solitudine, che sappiamo come andrà a finire, perché annunciato: ci condurrà alla catastrofe. Perché non c’è salvezza laddove c’è la colpa. Pensare alla tragedia diventa imprescindibile.
“Medea – ultima notte” è una rivisitazione originale di una delle figure femminili più controverse. Qui non viene rappresentata come infanticida. E nemmeno come maga, fattucchiera, strega. L’opera fornisce un punto di svolta poiché assolve la donna ripercorrendo fatti e vicende sconosciuti allo stesso Giasone. E nel monologo Medea traccia a tutto tondo una realtà sconvolgente e diversa al suo sposo. Attraverso la rivisitazione degli anni vissuti insieme, la protagonista troverà la pace nel suo riscatto, poiché secondo l’autore, la storia le è debitrice.
Questa tragedia in un unico atto inizia là, dove è terminata nella scrittura di Euripide. Meglio, lancia un sasso d’inquietudine nelle certezze millenarie tramandate: Medea è un’infanticida? O è stata vittima di una cosmesi di Stato, perché i Greci del quinto secolo a.c. sentivano, attraverso la tragedia, la necessità di testimoniare la loro supremazia culturale nei confronti di quel mondo barbaro rappresentato dalla Colchide d’oriente? Avevano bisogno di un capro espiatorio? Non ci è dato saperlo, ma ci è dato certamente dubitarne. Prendendo l’abbrivio dagli studi e dagli scritti di Christa Wolf, quest’opera si distacca dal coro di tutte le rappresentazioni fin qui date in pasto al pubblico di Medea. Prende le distanze e apre la mente al dubbio. E se non fosse stata Medea ad uccidere i figli? In questa rappresentazione Medea gioca la sua ultima carta, nella sua ultima notte a Corinto, prima di andare via. Medea è vittima di un tragico scontro fra quel mondo istintuale, barbaro e selvaggio insieme e quello raffinato, colto e sapiente dei greci. In questo lavoro si mescolano amori, intrighi, scoperte, scandali, gelosie, lotte e potere. Medea, secondo questa originale interpretazione, ne è stata la vittima sacrificale. Ne viene fuori a tutto tondo un affresco di dubbi che alimenta il dubbio nello sposo, in Giasone. Non si sa se le crederà. Ma certamente, attraverso la rivisitazione e le scene del loro matrimonio, conoscerà un’altra donna che indosserà la nebride di una sua verità.
Per info https://www.medeaultimanotte.it/

Il concept
Pensare alla cultura greca è elaborare un lutto. Il distacco, l’abbandono dell’uomo da se stesso. Questa è la tragedia. Un viaggio che si compie in solitudine, che sappiamo come andrà a finire, perché annunciato: ci condurrà alla catastrofe. Perché non c’è salvezza laddove c’è la colpa. Pensare alla tragedia diventa imprescindibile.
“Medea – ultima notte” è una rivisitazione originale di una delle figure femminili più controverse. Qui non viene rappresentata come infanticida. E nemmeno come maga, fattucchiera, strega. L’opera fornisce un punto di svolta poiché assolve la donna ripercorrendo fatti e vicende sconosciuti allo stesso Giasone. E nel monologo Medea traccia a tutto tondo una realtà sconvolgente e diversa al suo sposo. Attraverso la rivisitazione degli anni vissuti insieme, la protagonista troverà la pace nel suo riscatto, poiché secondo l’autore, la storia le è debitrice.
Questa tragedia in un unico atto inizia là, dove è terminata nella scrittura di Euripide. Meglio, lancia un sasso d’inquietudine nelle certezze millenarie tramandate: Medea è un’infanticida? O è stata vittima di una cosmesi di Stato, perché i Greci del quinto secolo a.c. sentivano, attraverso la tragedia, la necessità di testimoniare la loro supremazia culturale nei confronti di quel mondo barbaro rappresentato dalla Colchide d’oriente? Avevano bisogno di un capro espiatorio? Non ci è dato saperlo, ma ci è dato certamente dubitarne. Prendendo l’abbrivio dagli studi e dagli scritti di Christa Wolf, quest’opera si distacca dal coro di tutte le rappresentazioni fin qui date in pasto al pubblico di Medea. Prende le distanze e apre la mente al dubbio. E se non fosse stata Medea ad uccidere i figli? In questa rappresentazione Medea gioca la sua ultima carta, nella sua ultima notte a Corinto, prima di andare via. Medea è vittima di un tragico scontro fra quel mondo istintuale, barbaro e selvaggio insieme e quello raffinato, colto e sapiente dei greci. In questo lavoro si mescolano amori, intrighi, scoperte, scandali, gelosie, lotte e potere. Medea, secondo questa originale interpretazione, ne è stata la vittima sacrificale. Ne viene fuori a tutto tondo un affresco di dubbi che alimenta il dubbio nello sposo, in Giasone. Non si sa se le crederà. Ma certamente, attraverso la rivisitazione e le scene del loro matrimonio, conoscerà un’altra donna che indosserà la nebride di una sua verità.
Per info https://www.medeaultimanotte.it/
